Elena Ferrante e il romanzo che ha cambiato la letteratura italiana
La tetralogia napoletana di Elena Ferrante e ormai un caso letterario mondiale. Ma al di la del successo commerciale, cosa ha cambiato davvero nella letteratura italiana? E cosa ci dice del nostro paese che l'autrice abbia scelto di restare anonima?
Quando nel 2014 L’amica geniale viene pubblicata in inglese da Europa Editions, qualcosa di inatteso accade. Il libro comincia a circolare di mano in mano, prima nei circoli letterari di New York, poi nelle librerie indipendenti, poi sulle piattaforme social. Per la prima volta da decenni - forse dai tempi di Calvino, forse dai tempi di Eco - un romanzo italiano viene letto come fenomeno culturale globale. Le vendite totali della tetralogia superano i dieci milioni di copie. La parola “Ferrante” diventa un aggettivo - “ferrantesco” - che indica un certo modo di raccontare le donne, le amicizie, il corpo, il potere, il tempo.
Cosa era successo in Italia?
La cosa piu interessante e che L’amica geniale era gia uscita in Italia nel 2011, con discreto successo critico ma senza l’impatto esplosivo che avrebbe avuto tre anni dopo negli Stati Uniti.
Perche? Il mercato letterario italiano e piu conservatore di quello americano, meno capace di amplificare i fenomeni di passaparola. Ma c’e forse anche un’altra spiegazione, piu scomoda: che la letteratura italiana fatichi a riconoscere la propria grandezza quando si manifesta in forme inaspettate, quando non proviene dai centri canonici del campo letterario, quando parla di cose che il canone ha storicamente considerato minori - le vite delle donne, le famiglie popolari, le periferie geografiche e culturali.
Cosa fa Ferrante che gli altri non fanno
La risposta breve e: racconta l’interiorita femminile senza autocensura e senza sentimentalismo. Le protagoniste della tetralogia - Elena Greco e Lila Cerullo - non sono simpatiche nel senso convenzionale. Sono contraddittorie, ambiziose, a volte crudeli, spesso in torto. Hanno desideri che non sono approvabili. Provano invidia, risentimento, rancori che durano decenni.
Ferrante ha fatto quello che Flaubert aveva fatto con Emma Bovary: ha trattato una protagonista femminile con la stessa complessita e la stessa pieta analitica con cui la grande narrativa ha tradizionalmente trattato i protagonisti maschili. Sembra ovvio. Non lo era.
L’architettura narrativa della tetralogia
La voce narrante - Elena Greco in prima persona, che guarda indietro dalla vecchiaia - e uno strumento di straordinaria precisione. Elena sa piu cose di quanto ne sapesse nel momento in cui le storie accadono, ma non sa ancora tutto. Sa abbastanza per vedere i propri errori con la lucidita del senno di poi, ma non abbastanza da potersi assolvere completamente. E una posizione narrativa che produce una tensione continua tra comprensione e giudizio.
Il personaggio di Lila - che non parla mai in prima persona, che conosciamo solo attraverso il filtro di Elena - e ancora piu complesso. Lila e la piu intelligente, la piu radicale delle due. E anche quella che rimane a Napoli, che non usa la propria intelligenza per costruirsi una via di fuga individuale. E una scelta narrativa che Ferrante non commenta mai esplicitamente ma che pone una domanda pesante: cosa significa che la piu dotata rimane, mentre la meno dotata parte e ha successo?
Il problema dell’anonimato
Per anni, il mistero dell’identita di Ferrante ha dominato la ricezione italiana dell’opera. Ma la cosa piu interessante non e chi sia Ferrante. E perche questa domanda abbia occupato tanto spazio nella discussione italiana, a scapito della domanda piu importante: cosa dice il testo?
L’ossessione per l’identita dell’autore rivela qualcosa sul campo letterario italiano: la tendenza a leggere i testi come documenti biografici, a valutare la scrittura in base a chi scrive invece che a quello che scrive. L’anonimato di Ferrante ha cortocircuitato questo meccanismo. Non puoi inserire l’opera in una genealogia istituzionale se non sai chi e l’autore. Devi leggere il testo. Solo il testo. E questo, in un campo letterario abituato a leggere prima il nome e poi le pagine, e stato dirompente.
Il lascito: cosa e cambiato davvero
Ferrante ha dimostrato - e il mercato editoriale ha confermato - che e possibile e commercialmente viable raccontare vite femminili con la stessa ambizione formale con cui il canone ha sempre raccontato vite maschili. Ha riportato il meridione al centro della narrativa letteraria italiana come luogo complesso e degno di elaborazione estetica di primo livello, non come scenografia esotica o come problema sociale da documentare.
Negli anni successivi alla pubblicazione della tetralogia, una nuova generazione di narratori del sud - da Cristina Marconi a Gaia Manzini, da Mario Desiati a Giulia Caminito - ha trovato piu spazio e piu attenzione critica. Non sono due piccoli contributi. Sono due trasformazioni strutturali che stanno ancora producendo effetti nella narrativa italiana del 2025.
Questa e la misura di un’opera importante: non il numero di copie vendute, non i premi, non le serie TV che ne derivano, ma la capacita di cambiare le condizioni di possibilita per chi viene dopo.
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